lunedì 22 maggio 2017

PIRATI DEI CARAIBI: LA VENDETTA DI SALAZAR - La recensione

In una città dei Caraibi, entrata nell’era moderna (e munita di gigantesco telescopio), non è tutto oro quel che luccica. Ritroviamo il dinoccolato Jack Sparrow (Johnny Depp) e la sua ciurmaglia protagonisti di un incipit da caper movie. Dopo le peripezie borderline (il fatalismo, qui esasperato, è il marchio di fabbrica della serie), l’equipaggio (e lo spettatore) si accorge che perseguire Capitan Sparrow in ogni dove è un rischio che non vale la pena correre. Le conseguenze fanno fatica a trovare giustificate cause; tutto è dato per scontato.



L’acerrimo nemico, dall’andatura in slow motion, è presentato in modo eccelso per poi, purtroppo, annegare in una banale caratterizzazione; il diabolico Armando Salazar, angosciante e terrificante (Javier Bardem è sempre a suo agio nel ruolo di cattivo), libera i pescecani-zombie della guerra e cerca disperatamente vendetta contro colui che l’ha ridotto a fantasma di morte: Capitan Jack Sparrow. In un flashback strepitoso si capisce come Jack abbia assunto il nomignolo di “passero” dopo un’avventata strategia da giovane lupo di mare che ha imprigionato Salazar nel Triangolo del Diavolo (immancabile la tradizionale tecnica del ringiovanimento digitale).


È Johhny Depp a tenere alto il morale, poiché i due nuovi protagonisti, Henry Turner (Brenton Thwaites), figlio del maledetto Will Turner (Orlando Bloom), e Carina Smith (Kaya Scodelario), astronoma tacciata strega/gastronoma, non reggono la scena. La missione che Henry intraprende è semplice: recuperare il Tridente di Poseidone per spezzare ogni maledizione e liberare così il padre (MacGuffin dell’avventura a cui è riservato un cameo all’inizio e alla fine). Il figlio Henry libera così il pirata più ricercato da un “giro di ghigliottina” (divertentissimo) per poter affrontare il viaggio.


Capitan Sparrow al comando della Perla Nera, la nave (in bottiglia) più veloce dei sette mari, trova supporto inatteso nell’accerrimo nemico/amico di sempre, Hector Barbossa (Geoffrey Rush) che, come sua consuetudine, è voltagabbana di insuperabile bravura che qui si scopre padre assente e snaturato (ormai è cliché della Disney puntare tutto sul valore della famiglia e porre il focus su figure paterne ritrovate e sacrificabili); la parabola del personaggio tende, purtroppo, a un buonismo che stona.


La saga Disney dei Pirati giunge al quinto capitolo; quasi vent’anni sono passati dal primo e i personaggi non accennano a invecchiare assicurandoci sempre un buon grado di divertimento. L’avventura giunge a un chiaro e inequivocabile epilogo con uno spiraglio all’orizzonte che in qualche modo lascia supporre che ci possa essere un seguito. Joachim Rønning ed Espen Sandberg dirigono un’avventura marinaresca leggera e per nulla impegnativa, ma che si ripete in fughe rocambolesche ed è lontana dalla perfetta definizione del primo capitolo. Fede, scienza, stregoneria, famiglia, ingredienti tutti presenti nella ben collaudata ricetta, ma gettati nel calderone senza molta cura e mal dosati. Non basta lo zio di Jack Sparrow (Paul McCartney), una fattucchiera che pratica stregoneria (Golshifteh Farahani) e la fugace e necessaria apparizione dell’intramontabile Keira Knightley a bilanciare l’annacquata miscela esplosiva. La vendetta di Salazar diverte, intrattiene, fa navigare lo spettatore in acque mosse, ma facili da percorrere, coi tipici elementi fantasy della serie e al timone un lupo di mare che mai sbiadisce. Nulla di più, nulla di meno.

Alessandro Pin
Al cinema dal 24 maggio.

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