lunedì 15 maggio 2017

SONG TO SONG - La recensione

I giovani musicisti BV (Ryan Gosling) e Faye (Rooney Mara) cercano il successo ad Austin, la capitale mondiale della musica live. I due frequentano festival, bar e locali country tra musica rock, asettici appartamenti e ville da sogno. Un viaggio dentro se stessi. Cook (Michael Fassbender), produttore discografico e dominatore sessuale, è il loro mecenate. Si forma un triangolo amoroso, dove Faye, l’“oggetto” del desiderio, non sa chi scegliere. Il terzetto diventa quartetto con Rhonda (Natalie Portman), giovane cameriera che, soggiogata dal fascino di Cook, finisce col sposarlo.

Terrence Malick confeziona un prodotto molto difficile da seguire e altrettanto complicato da interpretare. La storia è frammentaria, come sua consuetudine, e il focus è posto sullo sviluppo della “tresca” e le conseguenze negative che la fama può generare e la ricerca continua dell’edonismo. Il regista avvicina pericolosamente la camera ai corpi, alla pelle dei protagonisti, tralasciando il resto. La fotografia mozzafiato di Emmanuel Lubezki (sembra di guardare una mostra fotografica) fa da sfondo a una storia lenta e nodosa. I personaggi sono legati con un filo comune; a tratti si allontanano per poi inspiegabilmente riavvicinarsi, si allontanano per ricongiungersi nuovamente in preda a continui rêverie mentre le voice-over predominano. La riflessione filosofica e spirituale, la sensazione di morte e rinascita, presente in ogni singola inquadratura, l’assenza pressoché totale di raccordi, il cui senso è affidato all’allegoria, fanno di Song to Song un prodotto destinato agli spettatori più intimisti che cercano soprattutto romanticismo e dramma.
 
Song to Song dimostra come Terrence Malick continua a ricercare, attraverso il cinismo, l’universalità della vita, come se volesse catturarne l’essenza; tuttavia rimane vittima del suo vizio di forma. La flanerie dei personaggi è la corrente che trascina inesorabilmente la pellicola nella condizione di morte cinematografica, in un abisso vacuo; neanche la propulsione passionale dell’Amore (tema molto caro al regista) riesce a risollevarla. Musica rock e country non bastano (Iggy Pop e Patti Smith) e neanche le fugaci apparizioni della bellissima Cate Blanchett e del “trasfigurato” Val Kilmer (in stato di grazia).
 
Purtroppo è il narcisismo di Terrence Malick (come lo è per Alejandro Iñárritu) il maggior difetto di Song to Song. La bellezza e l’improvvisazione sono pellegrine, si nascondono dietro al paravento di una poetica e superba cinematografia, priva però d’emozioni. Una carrellata di fughe romantiche, valorizzata dall’overplaying di un cast magnifico, ma che, per come è rappresentata, porta a un’eccessiva stratificazione di significati che ne inficia il risultato finale. Asettico. Soporifero.

Alessandro Pin
 
Al cinema dal 10 maggio.

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