martedì 30 maggio 2017

WONDER WOMAN - La recensione

La Warner/DC ce la mette tutta per emulare la Disney/Marvel e questa volta si avvicina all'obbiettivo, confezionando un film che è tre cose diverse: un origin movie, un heist movie e un discutibile videogioco dalla CGI non sempre perfetta.


Wonder Woman oscilla tra momenti visivamente potenti e dialoghi a tratti imbarazzanti. Gioca ad essere un fumetto sfruttando pose a rallentatore e colori iper saturi ma non decolla mai come vero e proprio cinecomic, rimanendo per lo più in un ritaglio da serie televisiva. Non a caso la regista Patty Jenkins si è fatta le ossa in televisione, con serial e pubblicità, ed è al suo secondo passaggio al cinema proprio con Wonder Woman, dopo l'esordio esordio con il premiato Monster.

Figlia della Regina delle Amazzoni, Diana (Gal Gadot) cresce sull'isola di Themyscira animata da un forte volontà di diventare una combattente come la zia, il Generale Antiope (Robin Wright), e tenuta a stento a freno dalla madre Ippolita (Connie Nielsen).


Come bambina educata sulla base di miti e leggende greche, qui più concrete che mai, Diana sente dentro di sé il dovere di trovare e sconfiggere Ares, il dio della guerra rifugiatosi tra gli uomini, responsabile di ogni male e colpevole di aver ucciso Zeus e tutti gli altri dei. L'attesa diventa insostenibile quando il pilota americano Steve Trevor (Chris Pine) precipita nelle acque che circondano l'isola. Con Trevor arriva sull'isola anche un assaggio della guerra che gli uomini stanno combattendo, un conflitto che, agli occhi di Diana, sembra proprio opera di Ares.
La Principessa Amazzone non esita a voler seguire il pilota nel suo ritorno a casa, determinata a porre termine a quel sanguinoso conflitto eliminando una volta per tutte il dio della guerra.
Ma il viaggio che la attende la porterà prima a scoprire il ruolo che la donna ha nella società nel secondo decennio del '900, poi a toccare con mano la gretta politica bellica internazionale e, infine, a vivere la tragedia del fronte tra vittime militari e civili.


Estremamente femminista, al limite del politically correct, Wonder Woman esalta la figura della donna nella sua bellezza, nella sua forza e nella sua innocenza, incarnando ogni aspetto di queste virtù nel volto e nel corpo di Gal Gadot. Lo spettatore è accompagnato in un costante percorso di crescita dell'eroina, che affronta con divina non curanza ogni rischio e pericolo della Prima Guerra Mondiale, esponendosi con la stessa leggerezza alle battute sessiste degli uomini dell'aristocrazia militare londinese e ai colpi di fucile del fronte in battaglia. L'ingenuità della giovane Diana, convinta che sia sufficiente sconfiggere Ares per porre termine alla guerra, lascia in fine il posto alla consapevolezza che l'uomo non è un burattino nelle mani degli Dei, è invece artefice delle proprie cattiverie e delle proprie scelte, anche quelle più nobili.


Posato tutto sulle spalle di Gal Gadot (praticamente presente in ogni scena), Wonder Woman tenta di trovare equilibrio con il personaggio di Steve Trevor. Pilota e spia americana, Trevor gigioneggia come Chris Pine sa ben fare, ma il contributo dell'attore non si limita ad un contrappunto comico, accompagna infatti Diana nel suo percorso con devozione, affascinato, come è giusto che sia, dalla forza e dal candore che la figura della donna riesce a trasmettere anche nei momenti più drammatici.


E' lui la guida, il Virgilio che accompagna Diana/Dante negli inferi (la guerra) dell'umanità. Ad attendere l'eroina un "cattivone finale" che, purtroppo, è il vero punto debole del film. Infarcito di banali discorsi e di una pessima CGI, il combattimento tra Diana e Ares sembra non finire mai e, ciò che è peggio, appare immotivato, messo sul grande schermo solo perché evocato sin dalle prime scene del film, ma narrativamente superfluo.

Wonder Woman è dunque una scommessa vinta solo a metà. Se da una parte riesce a dare vivacità e sorrisi a un universo cinematografico finora fin troppo cupo, dall'altro cade nella trappola di proporre un film che stenta ad avere una sua identità e che si piega a troppi compromessi per cercare di piacere al pubblico.


La sua più grande pecca, però, è quella di non aggiungere nulla alla storia moderna dei supereroi DC. E' un film che vive, per scene e contenuti, nel passato, e che si affaccia all'era contemporanea solo per il forte messaggio femminista.

Comunque da rivedere.

Massimiliano Martini

Al cinema dal 1 giugno.

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